Allumiere

Chiesa di Santa Maria Assunta

Eremo della Trinità

La storia

Allumiere (La Lumiera in dialetto locale) è un comune italiano di 4045 abitanti della citta metropolitana di Roma Capitale nel lazio. Il comune è situato a nord-ovest del capoluogo. Allumiere si trova sui rilievi dei monti della Tolfa a 522 metri di altitudine sul livello del mare. Nel territorio comunale scorre il torrente Marangone, il Mignone e si trova la cima del Monte Elceto.
A qualche distanza dal centro abitato, nell'area circostante la Macchia di Palano, sono stati individuati notevoli resti di industria litica riferibile per la maggior parte al paleolitico medio.
Non mancano ritrovamenti riconducibili ad epoca neolitica; si tratta di gruppi di frammenti ceramici associati a lame di selce e ad altri strumenti di pietra, nonché a numerosi frammenti di lame di un vetro vulcanico detto ossidiana, proveniente attraverso antichissimi scambi commerciali da Lipari. I principali abitati neolitici sono stati individuati a Ripa Maiale e a Le Macine, mentre il periodo eneolitico è presente il località Tufarelle. Il termine Allumiere allude alla presenza di miniere di allume di rocca, scoperte da Giovanni da Castro nel 1462, che permisero, sotto Papa Pio V, di finanziare la guerra contro i turchi.
Il territorio contiene importanti testimonianze di insediamenti risalenti all'eta del bronzo, che testimoniano gli aspetti culturali del Bronzo Medio, Recente e Finale (culturalmente definiti: appenninico, subappenninico, protovillanoviano).
Per quanto riguarda in particolare il Bronzo Finale, nel territorio comunale sono attestati numerosi abitati attorno a quelli di maggiori dimensioni di monte Rovello, Monte Elceto e Tolfaccia (vedi voci correlate). Il primo tra il 1965 e il 1971 e il secondo tra il 1971 e il 1976 sono stati indagati da Odoardo Toti con cantieri forniti dall'Ufficio Scavi di Civitavecchia della SAEM, che ne ha gestito la parte economica e normativa. Le sepolture ricollegabili a questi abitati sono state messe in luce per la prima volta nella seconda metà del XIX secolo da Adolfo Klitsche de la Grange e successivamente da Salvatore Bastianelli, Renato Peroni e Vincenzo D'Ercole. Sono del tipo a cremazione con vaso cinerario, disposte in piccoli gruppi; tuttavia il complesso sepolcrale circostante l'abitato di Monte Rovello, (aree della Forchetta di Palano, del Campaccio e della Pozza) ha restituito un numero di tombe superiore al centinaio, sì da risultare il più grande contesto funerario protovillanoviano dell'Italia tirrenica.
Quest'area si era impoverita demograficamente nel periodo più antico della Prima Età del Ferro (X-IX secolo BCE), ma senza essere stata totalmente abbandonata, allorché si verificò una concentrazione della popolazione in abitati più vasti, come Cerveteri e Tarquinia e in una catena di villaggi secondari lungo la fascia costiera. In epoca storica le presenze etrusche sono testimoniate dagli agglomerati di tombe alquanto distanti dal paese di Allumiere e occupano le formazioni collinari di Bandita Grande e Colle di Mezzo, ai piedi dell'altura che in epoca medievale avrebbe ospitato Tulfa Nova ("la Tolfaccia"); le tombe più antiche attestano una rioccupazione del territorio già dall'VIII secolo BCE.
In età romana la campagna fu controllata e lavorata tramite aziende agrarie dette ville, facenti capo ad edifici che tuttavia solo in pochi casi ad una parte rustica aggiungevano un settore residenziale più curato sotto il profilo architettonico e decorativo.
Il paese di Allumiere tuttavia è di origine molto successiva. La sua nascita è connessa agli eventi storici seguiti alla caduta di Costantinopoli 1453, che comportò la perdita dell'accesso ai giacimenti di allume dell'oriente mediterraneo.
Infatti dopo pochi anni si accertò nei Monti della Tolfa, a breve distanza da Roma, capitale del Regno della Chiesa, una cospicua presenza di allunite(da cui si ricava con un complesso procedimento industriale l'allume) tale da compensare del tutto la grave perdita subita. La scoperta, attribuita con colorite narrazioni a Giovanni Di Castro, fu all'origine dell'estromissione dei Frangipane della Tolfa e della gestione papale diretta delle "allumiere".
L'abitato attuale corrisponde a quello che fu il maggiore impianto di concentrazione e lavorazione del materiale alluminifero, realizzato durante la gestione di Agostino Chigi, e presso il quale vennero edificate anche le abitazioni degli operai, in parte galeotti cui veniva offerta questa particolare forma di franchigia. Il monumento di gran lunga più interessante è tuttavia l'acquedotto ipogeo detto di Traiano che portava acqua dalle colline retrostanti Allumiere, a circa 400 metri sul livello del mare (Cinque Bottini), fino al centro portuale di Centumcellae (Civitavecchia) decorrendo in lieve e graduale discesa appoggiato alle sinuose pendici delle colline di Monte Rovello, Quarto delle Bufale, Monte Pietroso, Monte Rotondo, Monte Turco e Monte Pocopane. Benché non dotato di tratti monumentali fuori terra (le uniche arcate sono i ponticelli con cui supera i compluvi idrici delle vallecole più incise), l'acquedotto di Traiano è complessivamente ben conservato, ma mentre attende un'opportuna valorizzazione corre il concreto rischio di un irreversibile degrado. La Parrocchia di Allumiere è intitolata a Maria Santissima Assunta in Cielo.
Palio delle Contrade. Il Palio delle Contrade, manifestazione di carattere regionale, si svolge la prima domenica dopo il 15 agosto, ogni anno, dal 1965 e preceduta, la sera antecedente, da una cena e festa danzante in ogni contrada.
Dopo una sfilata di comparse in costume di epoca rinascimentale e l'esibizione di gruppi di sbandieratori rappresentanti i sei rioni o contrade comunali (Burò, Ghetto, La Bianca, Nona, Polveriera, Sant'Antonio) segue il palio, che consiste, come vuole la tradizione, in una gara di corsa tra asini (sumari) al posto dei cavalli.
Al termine del palio viene consegnato al vincitore un drappo dipinto (cencio) che verrà festeggiato, la sera stessa, presso la contrada vincitrice.
Lo svolgimento della gara è suddiviso in tre batterie in ognuna delle quali viene assegnato un punteggio in base all'ordine di arrivo (12 punti al primo classificato, 10 al secondo, 8 al terzo e così via fino all'ultimo che guadagna 2 punti). Al termine delle tre gare, la contrada col maggior numero di punti è proclamata vincitrice. In caso due contrade abbiano totalizzato lo stesso numero di punti, viene organizzata una gara di spareggio. Oltre che nel palio vero e proprio, le sei contrade gareggiano anche per i migliori costumi e sbandieratori.
Come ogni tradizione fokloristica, anche il palio di Allumiere ha i suoi riti e le sue scaramanzie. Ogni "contradaiolo", infatti, legge in maniera cabalistica l'assegnazione dei posti di partenza (le gabbie) che avviene la domenica mattina in un sorteggio pubblico nell'aula consiliare e viene seguito in tempo reale dalla popolazione in piazza tramite altoparlanti.
Alcune contrade svolgono, per tradizione, la cena conviviale sempre nello stesso giorno (p.e. quella della Polveriera si svolge sempre il venerdì precedente); ci sono contradaioli che non vogliono andare a vedere il "Cencio" esposto in chiesa perché dicono che porti sfortuna, altri invece che lo vanno a vedere soltanto la sera della processione della Madonna dell'Assunta.
Come nel Palio di Siena, anche in quello di Allumiere ci sono delle contrade tra cui la rivalità si accende maggiormente: la Polveriera è acerrima nemica della Nona; il Burò è, invece, nemico del Ghetto. Non hanno alcuna rivalità, invece la contrada Sant'Antonio e la contrada La Bianca.
Il Palio è quindi una manifestazione a carattere prettamente turistico e folkloristico che richiama nel comune di Allumiere un notevole afflusso di visitatori da ogni parte del Lazio e delle zone limitrofe.
Nelle edizioni più recenti il paese è stato letteralmente invaso dai turisti con punte che vanno oltre le ventimila presenze nella settimana di preparazione ed in particolare nel giorno in cui si disputa il palio.
La manifestazione è parte integrante della tradizione locale e costituisce senza dubbio un polo di attrazione turistica per numerosi villeggianti che trascorrono le loro vacanze nelle vicine località marine (Tarquinia, Santa Severa, Ladispoli, Santa Marinella, Cerenova).
Simboli e colori delle sei contrade
Burò: colori bianco e nero, simbolo Arco, sito nella contrada
Ghetto: colori giallo e rosso, simbolo Fontanella della contrada
La Bianca: colori bianco e verde, simbolo Agrifoglio
Nona: colori rosso e verde, simbolo Antichi stabilimenti dell'allume
Polveriera: colori rosso e azzurro, simbolo Mulino a vento
Sant'Antonio: colori bianco e rosso, simbolo edicola del santo di Padova
Il Museo si trova nel centro storico di Allumiere, accanto alla Chiesa Camerale. La struttura ha sede nel Palazzo della Reverenda Camera Apostolica, costruito intorno al 1580 per volontà di Papa Gregorio XIII, per ospitare gli uffici e il personale dell'amministrazione delle miniere di allume e la Corte Pontificia in visita alle attività estrattive. Nuove scoperte nei primi anni del 1950 spingono, su sollecitazione di Odoardo Toti, l'Amministrazione Comunale ad istituire un Antiquarium, che nel 1966 acquisisce, in occasione del VI Congresso Internazionale di Scienze Preistoriche e Protostoriche, il titolo di Museo Civico.
Al primo piano dell'edificio sono ospitate le seguenti sezioni: paleontologica, con documentazione relativa alla fauna e alla flora del Pleistocene iniziale, preistorica e protostorica, con presentazione di numerosi siti dal Paleolitico medio all'età del Ferro; etrusca con corredi funerari; romana, con materiali provenienti dalle ville rustiche della zona, con oggetti di uso quotidiano.
Al secondo piano seguono le sezioni relative al tardo-antico e all'alto Medioevo, con vasellami di uso domestico e maioliche tardo – medievali; segue una documentazione relativa allo sfruttamento delle risorse minerarie dal XV al XIX secolo, con ricostruzioni e diorami sui metodi di estrazione e lavorazione dell'allume e altri minerali. La sezione naturalistica illustra la fauna e la flora del territorio, le caratteristiche vegetazionali, il popolamento animale, gli ecosistemi naturali, gli aspetti legati alla presenza dell'uomo, le rocce, la geologia e la mineralogia. La prima sala è dedicata alla ricostruzione dei principali ambienti presenti sul territorio;La seconda sala è dedicata alla fauna entomologica dell'area, integrata con pannelli esplicativi e ricostruzioni con modelli realistici e in scala maggiorata. All'interno della stessa sala à allestito uno spazio riservato al “Faggeto”, bosco eccezionale di faggi sotto quota (500–600 m s.l.m.), con individui maestosi ed imponenti.
Pertanto il Museo Civico è oggi il principale centro per la documentazione del patrimonio preistorico e naturalistico del comprensorio tolfetano-cerite,in grado di offrire laboratori dotati di stereomicroscopi e audiovisivi ed un laboratorio di palinologia e microfotografia, applicate alla sezione paleontologica.
Inoltre, il Museo rinnova ogni anno il suo appuntamento con i laboratori didattici, proponendo il progetto "un museo tutto da scoprire", percorso formativo che dà la possibilità a moltissime scuole e agli studenti di vivere la struttura museale in tutti i suoi aspetti e soprattutto di conoscere ed approfondire le caratteristiche più affascinanti e misteriose dell'archeologia e del mondo naturale.

Palio delle Contrade

Santuario Madonna delle Grazie

Faggeto